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OPA di Poste per Tim. La banalità del male

Articolo · Riccardo Innocenti ·

Attualmente l’azionariato di Poste Italiane è per il 35% di Cassa Depositi e Prestiti e per il 29,26% del Ministero Economia e Finanze, oltre il 64% saldamente pubblico, su una capitalizzazione di oltre 26 miliardi di euro.

 

Insieme i due soggetti pubblici detengono già la quota di maggioranza di TIM, per circa il 38%, su una capitalizzazione di 13 miliardi di euro, e sono ampiamente in grado di determinarne sorti, strategie, settori di business.

 

Perché lanciare un'Offerta Pubblica di Acquisto (OPA)? Chi verrebbe remunerato? Quali differenti strategie garantirebbe il controllo totale? Ma soprattutto cosa ne viene ai consumatori, con un esborso verso gli investitori istituzionali almeno pari a 8 miliardi?

 

Si prospetta un grande trasferimento di risorse dal pubblico agli investitori istituzionali per un progetto che, al di là delle magniloquenze da conferenza stampa, potrebbe essere tranquillamente finanziato sul mercato, se davvero il progetto industriale fosse solido e di prospettiva.

 

Le analogie con la nazionalizzazione dell’industria elettrica aumentano.

 

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